Un Presidente Regionale ha definito la stessa Assemblea una buona Assemblea, un momento in cui una inusuale divisione dell’associazione in maggioranza e minoranza, realizzatasi all’inizio di questo mandato, sembra poter ritrovare il senso di appartenenza e partecipazione. Poi, l’attento Dirigente si è accorto anche che ci sono state due Regionali, le definisce “convitati di pietra” che non hanno fatto alcun intervento in Assemblea e che la maggioranza delle Regionali, quelle che, invece, hanno fatto l’intervento si sono caratterizzate per essersi “guardate l’ombelico”, ovvero senza affrontare le tematiche assembleari.

 

Ovvio che da questo scenario, che non mi permetto di giudicare, non mi sembra si possa dedurre una valutazione positiva, anzi, se si avesse voluto evidenziare il proprio apporto lungimirante, credo che si dovessero chiamare in causa ben altre tematiche, se non quelle di un regolamento approvato ma completamente stravolto dalla sua formulazione originaria, frutto di mesi e mesi di elaborazione in Consiglio Nazionale e il riferimento alla riduzione delle grammature delle nostre benemerenze associative per ridurre il valore venale delle stesse.
Udite, udite: due segnali importanti di una voglia di riforma che lo stesso Dirigente auspica per la sede Nazionale che ne ha bisogno come il pane.

Lungi da me dal voler polemizzare con un Dirigente che stimo e con il quale ho percorso un pezzo di strada importante nella mia lunga esperienza associativa o con una Regionale che ci ha dato tanto, ma alla quale abbiamo dato un qualche cosa di non meno importante.
Voglio soltanto ribadire alcuni concetti che, forse, sfuggono all’attento estensore della declinazione letterale di Avis. Non è corretto affermare che l’Avis Regionale di Basilicata non è intervenuta in Assemblea, atteggiamento assunto nella precedente Assemblea di Bergamo, ma a Montecatini non si è proprio accreditata, pur rispettando tutta la norma statutaria prevista dalla nostra rete associativa.
O, forse, non se n’è accorto nessuno? Tanto è che nessuno ne ha parlato, nè in bene né in male. Questo è molto significativo.
Ciò nonostante non ci sentiamo dei “convitati di pietra”, perché nel corso dell’anno abbiamo motivato e argomentato le nostre posizioni che sono state puntualmente disattese dal Consiglio Nazionale. Argomenti importanti, quali il contratto di lavoro dei dipendenti Avis, la legittimità degli atti nella sede Nazionale, la vertenza INPS e tanti altri tutti di notevole rilevanza, fino a quello più importante del mancato riconoscimento, in Consiglio, delle sedi neo costituite, senza alcuna motivazione, calpestando impegno, passione e professionalità di una Regionale che, seppur piccola, ha raggiunto l’autosufficienza (28.000 unità) e mette a disposizione, attraverso rapporti convenzionali, 5.000 unità per gli Ospedali di Roma.
Chi scrive sa cosa significa tutto questo.
E anche se le nostre strade si sono divise dovrebbe poter ricordare che per poter realizzare i livelli di quantità e qualità che ci hanno portato al primo posto in Italia, come numero di donatori rispetto alla popolazione residente, ci vuole passione, sacrificio, cuore e professionalità. Non mi risulta, quindi, che questi sentimenti, o meglio, questi valori, siano riscontrabili nella definizione di “convitati di pietra”.
Tranne che l’estensore del fondo non si sia rifatto ad un suo corregionale, il Goldoni o a Giuseppe Petrosellini, ne “Il Fumo villano”, laddove si descrive l’importanza della preparazione della mensa a favore ed in funzione del personaggio ospite ( noi, a quella mensa di AVIS Nazionale, non ci siamo volutamente seduti, qualche altro l’ha fatto utilizzando uno “strapuntino”). Nello stesso libretto sembra si giochi particolarmente sui modi di dire e sulle metafore gastronomiche come: “..non mi pasce il fumo ma l’arrosto..” e si consideri che il fumo, ovvero l’apparenza non corrisponde a sostanza, oppure “…sempre fedele al padrone come la mosca al mele…”; “…vò salvar la pancia per i fichi…” e così via..

Goldoni ha scritto anche “Il Paese della cuccagna”, così come ha utilizzato i personaggi della storia veneziana per meglio descrivere un contesto sociale all’interno del quale le contraddizioni non sono certo manchevoli. Non voglio scomodare Arlecchino, Colombina, Pollastrina, Lardone o Salsiccione, né chiamare in causa Mirandolina, ma, di grazia, si dovrebbe, quanto meno, tener conto che non sono stati di certo gli Etruschi a proporre la modifica della forgia delle benemerenze o ad abolire le stesse nella propria Regionale, da oltre 15 anni. Così come non sono stati i “Galli” a proporre una formula statutaria di associazione di associazione, quando si diceva che il Nazionale era un inutile orpello e che era importante che non facesse danni. Ora che i danni li fa anche con il contributo di chi proclamava quell’auspicio, sembrerebbe che “va tutto bene, Madama La Marchesa”. Tanto, poi…quando il Messia di turno, questa volta ci si auspica venga dal Nord-Est e si proclamerà Presidente illuminato della nostra associazione, sistemerà tutto con la proverbiale bravura di chi storicamente si ritiene sempre il più bravo.

Sarà perché noi abbiamo un problema genetico e non siamo cresciuti, visto che all’epoca si accomunavano gli stessi valori della cultura contadina, eravamo migranti, contadini e “democristiani”. Poi, per carità, altri che non hanno i nostri stessi problemi sono diventati grandi, belli e forti anche in attività che prima erano tipicamente meridionali.
Noi ci portiamo dietro lo stereotipo del pizzo, della zappa e del mandolino, altri si sono così tanto evoluti da arrivare fino all’uranio impoverito. Ma che importa…resteremo sempre fratelli! Abbiamo un unico obiettivo, soddisfare i reali bisogni degli ammalati.
Per quanto riguarda l’analisi sui bisogni ematici nel mondo e sulle esigenze di diffondere i nostri valori, siamo perfettamente d’accordo, tanto è che anche in questo dobbiamo riconoscere la lungimiranza dei nostri fratelli avisini, i quali hanno ben lottato per poter affidare questa delicata mission al “migliore” di tutti noi, mentre noi della Basilicata, ancora una volta, siamo stati non “convitati” ma semplicemente pietre.

 
 
 
 

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